Integratori con aminoacidi: cosa sono e come funzionano
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Cosa sono gli integratori con aminoacidi? Quali vantaggi hanno e come agiscono? Per chi sono indicati? Risponde Alessandro Orlandini, medico, chimico farmaceutico e specialista in biochimica clinica, oggi direttore medico dell’azienda italiana Professional Dietetics

 

Cosa trovi in questo articolo?

  • Cosa sono gli aminoacidi
  • Quando e per chi sono indicati gli integratori a base di aminoacidi 
  • Quali sono i vantaggi rispetto ad una dieta proteica

 

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Capire la nutraceutica

Sostanze vegetali, sali minerali, aminoacidi, ormoni, vitamine… La categoria degli integratori alimentari è vastissima e in commercio si trovano i prodotti più disparati. Come orientarsi? Attraverso una serie di interviste ad esperti nel campo della nutraceutica e della medicina, cercheremo di capire in cosa differiscano, a cosa servano e, di conseguenza, quali potrebbero essere più adatti alle esigenze di ciascuno. 

In questo articolo approfondiremo il tema degli integratori alimentari a base di aminoacidi: molto popolari tra gli sportivi, ma molto utili anche per donne in post-menopausa o, in generale, per le persone anziane. Alessandro Orlandini, medico, chimico farmaceutico e specialista in biochimica clinica, oggi direttore medico dell’azienda italiana Professional Dietetics, spiega cosa sono, quali vantaggi apportano e come agiscono.

Dott. Orlandini che cosa sono e a cosa servono gli aminoacidi?

“Gli aminoacidi sono molecole biologiche cruciali. Sono i mattoncini con cui le cellule costruiscono le proteine che costituiscono l’organismo e lo fanno funzionare. Gli aminoacidi importanti per l’essere umano sono 20, di cui 9 vengono chiamati essenziali, che sono fondamentali per la vita ma che l’organismo non è capace di sintetizzare e devono quindi essere assunti attraverso l’alimentazione, mangiando cioè proteine animali e/o vegetali. Qui c’è un falso mito da sfatare: è vero che nessun vegetale da solo contiene tutti gli aminoacidi essenziali, ma possiamo comunque ottenerli combinando vegetali diversi”.

Aminoacidi essenziali e non essenziali

Di quante proteine abbiamo bisogno ogni giorno per stare bene?

“Un essere umano adulto ha un fabbisogno proteico giornaliero di base pari a 0,8 grammi per Kg di peso corporeo. Tuttavia, con il tempo il fabbisogno cresce e nelle persone anziane arriva a 1,5 grammi per Kg di peso. Ciò avviene perché l’età avanzata porta con sé alterazioni del metabolismo e dell’assorbimento intestinale. Queste condizioni possono verificarsi anche in presenza di patologie o a seguito di terapie, come nel caso dei pazienti oncologici o in dialisi. Altro discorso va fatto per gli sportivi, che devono far fronte a un maggior fabbisogno proteico”.

Le proteine sono dei polimeri formati da sequenze di aminoacidi (strutture primarie) organizzate

Le proteine sono dei polimeri formati da sequenze di aminoacidi (strutture primarie) organizzate

Il fabbisogno proteico giornaliero di un adulto è di 0,8 gr/Kg di peso corporeo, ma con l’età o in presenza di patologie aumenta

Quando o per chi è indicato ricorrere a un’integrazione di aminoacidi?

“Gli aminoacidi hanno due vantaggi biologici: sono allo stesso tempo degli antiossidanti e dei nutrienti. I processi di ageing cominciano intorno ai 20 anni, ma ritengo che gli integratori con aminoacidi possano rivelarsi utili soprattutto dopo i 45-50 anni, quando il metabolismo comincia a pendere verso le reazioni di distruzione, ossia il catabolismo, più che verso quelle di costruzione, cioè l’anabolismo.

Anche chi fa sport, soprattutto di endurance, ha un metabolismo che pende verso il catabolismo e infatti, quando la dieta non è sufficiente, si ricorre agli aminoacidi. L’integrazione con aminoacidi ha l’effetto di migliorare l’efficienza delle nostre cellule e di ridurre la produzione di ‘scorie’ ossidanti: se la cellula funziona bene ed è efficiente, produce meno radicali liberi. In età più avanzata, inoltre, l’integrazione aminoacidica va a sopperire le tipiche carenze alimentari delle persone anziane, dovute a un minor assorbimento di nutrienti da parte dell’intestino e alla naturale tendenza, invecchiando, a mangiare meno. Anche persone il cui fisico sia debilitato a causa di patologie o terapie possono trarre vantaggio dall’integrazione aminoacidica. Basti pensare ai malati oncologici, che spesso sono inappetenti, hanno disturbi intestinali o disgusto, oppure alle persone anoressiche. Fornire all’organismo direttamente gli aminoacidi, cioè proteine già ‘smontate’, è un modo efficiente di far fronte a un eventuale deficit. L’organismo, infatti, non ha bisogno di faticare per scomporre le proteine né di dializzare quelle che sono state consumate male. Questo dà un vantaggio, perché si grava meno sul fegato, sui reni e in parte anche sul pancreas. Ancora, quando si fanno diete bisogna sempre assicurare un contenuto proteico sufficiente”. 

Le persone che praticano sport hanno un aumentato fabbisogno proteico

Gli sportivi fanno spesso un grande ricorso agli aminoacidi. Perché? Ed esiste un rischio nell’eccesso dell’assunzione?

“Una  richiesta maggiore di aminoacidi si ha in particolar modo tra chi pratica sport di endurance (azione anticatabolica). In chi fa sollevamento pesi o sport di velocità, le proteine servono per costruire il muscolo (anabolismo). In ogni caso, non esistono rischi, perché, se si utilizzano aminoacidi pur in grandi quantità non si determina alcun carico epatico e/o renale, cosa che avverrebbe se il recupero da catabolismo o l’anabolismo  venissero  effettuati con proteine da ‘smontare’”.

 

Da dove provengono gli aminoacidi con cui vengono fatti gli integratori?

“Sono ricavati da masse biologiche non animali da cui vengono idrolizzati e purificati: per questo possono essere assunti anche da vegani e, ovviamente, non contengono glutine. Non sono prodotti di sintesi, quindi, ma passano attraverso un processo di estrazione e purificazione: sono sostanze pure ottenute in modo standardizzabile e riproducibile. Ce ne sono tanti sul mercato e scegliere quelli giusti vuol dire scegliere dei nutrienti per scopi nutrizionali.

 

Quanto è importante la formulazione di un integratore aminoacidico sull’efficacia?

“Sebbene esistano formulazioni specifiche in base allo scopo – per gli sportivi o per le donne in post-menopausa, per esempio – un prodotto che contenga gli aminoacidi essenziali va bene per tutti, perché la macchina per la sintesi di proteine è bene o male sempre la stessa: quello che cambia è la richiesta anabolica. Alcune formulazioni, però, sembrano funzionare meglio di altre, non tanto perché differiscono per tipologia di aminoacidi ma perché contengono anche dei cosiddetti booster, cioè molecole che danno una spinta all’attività dei mitocondri (le centrali elettriche delle cellule) e alle cellule stesse. Per esempio Amino-ther, il prodotto che abbiamo messo a punto in Professional Dietetics, contiene acido citrico, acido succinico o acido malico che sono molecole intermedie del ciclo di Krebs, una serie di reazioni biochimiche che avvengono all’interno dei mitocondri e che portano alla produzione di energia sotto forma di ATP. Formulazioni simili sembrano migliorare ulteriormente l’attività cellulare, misurata in termini di consumo di ossigeno, che cresce del 60%. In linea generale, 10 grammi di aminoacidi equivalgono a circa 20 grammi di proteine, in termini di efficienza per il mitocondrio”.

 

Un prodotto che contenga gli aminoacidi essenziali va bene per tutti. Non esistono rischi perché, anche se si utilizzano in grandi quantità, non si determina alcun carico epatico e/o renale

Sono in corso studi sull’essere umano per verificare gli effetti della supplementazione aminoacidica?

“Certamente, e su diverse categorie di persone. Studi clinici sugli anziani hanno già evidenziato come l’integrazione aminoacidica migliori le prestazioni cognitive e motorie. Inoltre una ricerca clinica ha notato come l’integrazione aminoacidica negli anziani aumenti il numero e l’efficienza dei mitocondri nelle cellule polimorfonucleate (macrofagi). Altri studi, ancora preliminari e su modelli animali, invece, hanno osservato un effetto della supplementazione aminoacidica sul microbiota intestinale, che sembra ringiovanire: in animali anziani che vengono nutriti con una dieta addizionata con aminoacidi la composizione di specie batteriche intestinali è più simile a quella di animali più giovani.

Sono poi state condotte ricerche sulla supplementazione aminoacidica nelle persone obese sottoposte a un regime dietetico, ma anche nelle persone anoressiche, nei pazienti con tumori testa-collo, nei pazienti dializzati e con disturbi renali.

C’è, infine, un ramo della ricerca che si occupa di studiare l’effetto dell’integrazione aminoacidica nei pazienti con morbo di Parkinson: la sfida per ora è di determinare la migliore posologia di integrazione, quella che consenta di avere beneficio senza aumentare la somministrazione di L-dopa”.

Orlandini

Alessandro Orlandini è nato a Torino nel 1947. Ha conseguito una Laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche (Torino, 1971), una Laurea in Medicina e Chirurgia a (Brescia, 1989) e una Specializzazione in Biochimica Clinica (Parma, 1976). Tra gli anni ’70 e ’90 ha lavorato presso Diasorin (già Sorin), gli Spedali Civili di Brescia, il Centro Ricerche GSK (già Sclavo) e Technogenetics. Da allora è stato Direttore medico di aziende nel settore della Medicina Complementare e della Nutrizione, quali: Guna (1990-2000), Named (2000-2012), Professional Dietetics (2012 – oggi). È autore di oltre 20 pubblicazioni indicizzate su Pubmed. Nel 1996 è stato insignito del Premio Reckeweg, riconoscimento internazionale per la ricerca in omeopatia, per un progetto svolto in collaborazione con il CNR di Pavia.

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