Età neuro-cognitiva: come cambia il cervello

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Dire che col passare del tempo il cervello perde colpi è, nella sua semplicità, un’espressione abbastanza accurata. Con l’età le funzioni cognitive rallentano e – almeno fino a un certo punto – si tratta di un normale effetto dei cambiamenti che avvengono nella struttura del tessuto nervoso.

L’invecchiamento cognitivo è dunque legato a modificazioni neurobiologiche, per esempio l’assottigliamento della corteccia cerebrale o le alterazioni della sostanza bianca, che si riflettono sul funzionamento dell’organo.

Le cause dell’invecchiamento cognitivo

Con l’avanzare dell’età i neuroni muoiono, i nervi si deteriorano, si formano sempre meno nuove sinapsi e si producono meno neurotrasmettitori.

Le regioni del cervello più colpite dalle alterazioni sono le aree frontali, i lobi temporali mediali, le aree della memoria e del linguaggio

Tutto ciò fa sì che la comunicazione all’interno del tessuto nervoso – indispensabile per elaborare le informazioni e rispondere agli stimoli – rallenti. Per questo le performance cognitive peggiorano col passare del tempo. Le regioni del cervello più colpite da queste alterazioni sono le aree frontali, i lobi temporali mediali, le aree della memoria e del linguaggio.

I modelli interpretativi
Esistono diversi modelli teorici che spiegano cosa accade durante l’invecchiamento cognitivo, prendendo in considerazione sia i cambiamenti che si verificano sia le cause di tali cambiamenti, e mettendo in evidenza tutta la sua complessità.

Il cervello mette in pratica delle strategie per rispondere ai compiti richiesti, attivando aree cerebrali alternative. Tali percorsi sono peculiari dell’invecchiamento cognitivo.

Per quanto riguarda i cambiamenti, uno dei modelli più accreditati è il CRUNCH (Compensation Related Utilisation of Neural Circuits Hypothesis, Berlingerie 2013), che si basa sull’ipotesi dell’uso compensatorio dei circuiti neuronali. Secondo questo modello, il cervello mette in pratica delle strategie per rispondere ai compiti richiesti, attivando aree cerebrali supplementari. Tali percorsi alternativi sono peculiari dell’invecchiamento cognitivo.

Per risolvere gli stessi problemi, giovani e anziani possono attivare aree diverse.

La plasticità del sistema neurocognitivo

Ciò significa che per risolvere gli stessi problemi, giovani e anziani possono attivare aree diverse, che risultano tipicamente più “diffuse” nei secondi. È per questo motivo che, se da una parte le modificazioni neurobiologiche determinano un peggioramento delle performance del cervello, dall’altra, in un normale processo di invecchiamento, le funzioni non vanno perse del tutto.

L’invecchiamento cognitivo non è uguale per tutti perché a determinarlo concorrono fattori modificabili, come l’attività fisica, la dieta, gli interessi, il contesto sociale.

Per quanto riguarda le cause, invece, si fa spesso riferimento al modello multifattoriale, secondo cui l’invecchiamento cognitivo non è uguale per tutti perché a determinarlo concorrono fattori di rischio sia non modificabili – come l’età anagrafica e la predisposizione genetica – sia modificabili – come i meccanismi di plasticità neuronale e quelle attività che intervengono sull’espressione genetica (epigenetica) ovvero l’attività fisica, la dieta, gli interessi, il contesto sociale e così via.

Intervenire sull’ambiente e sullo stile di vita può ritardare o prevenire fino a un terzo dei casi di demenza senile.

Se sui primi non c’è modo di agire, sui secondi si può lavorare molto. La scienza ha chiaramente identificato delle metodiche per misurare lo stato cognitivo, ha sviluppato delle tecniche di stimolazione per il recupero di facoltà cognitive e ha evidenziato le situazioni di rischio che possono essere migliorate modificando il comportamento.

Misurare l’invecchiamento cognitivo
Oggi è possibile valutare l’invecchiamento cognitivo e per farlo è necessario tenere conto di tutti questi aspetti.

I risultati della valutazione neuropsicologica, la profilazione dei fattori di rischio e la quantificazione della riserva cognitiva forniranno le indicazioni su come intervenire per rallentare l’invecchiamento fisiologico del cervello

Per stabilire lo stato funzionale si procede con la valutazione del livello cognitivo che si articola su 6 aree.

Dominio Percettivo-Motorio

È quello in cui le informazioni sensoriali sono elaborate e integrate. Ne è un esempio la capacità di riconoscere elementi nelle diverse modalità sensoriali. L’ambito motorio, invece, fa riferimento alle differenti abilità motorie, quali le attività fini di destrezza manuale o di velocità di risposta. Le capacità costruttive di copia o produzione di elementi sono anch’esse incluse nel dominio percettivo-motorio. Questo dominio governa anche la propriocezione, ovvero la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, senza il supporto della vista.

Dominio Funzionalità esecutiva

Consiste nelle capacità deputate al controllo e alla pianificazione del comportamento. Si tratta di processi che permettono a un individuo di pianificare e attuare progetti finalizzati al raggiungimento di un obiettivo; inoltre sono necessarie per controllare e modificare il proprio comportamento in caso di necessità o per adeguarlo a nuovi contesti.

Dominio Apprendimento e Memoria

Consiste nella capacità di raccogliere informazioni, di rielaborarle, conservarle e recuperarle dagli archivi mnemonici. Esistono diversi tipi di memoria: quella uditiva e visiva, quella a breve termine, quella contestuale, quella non verbale. Di questo dominio fa parte anche il riconoscimento, ovvero l’abilità cognitiva che permette di recuperare le informazioni memorizzate e confrontarle con le informazioni che ci vengono presentate in un momento specifico.

Dominio Linguaggio

Comprende le abilità di comprensione e produzione del linguaggio parlato, di accesso al lessico per chiave semantica, di identificazione verbale degli oggetti o di risposta a istruzioni verbali. Le competenze linguistiche sono generalmente valutate con misure di fluenza verbale, di denominazione di oggetti e di risposta a istruzioni.

Dominio Attenzione complessa

Un insieme poliedrico di abilità collegate alla funzionalità esecutiva e che si articola in diverse capacità, come attenzione selettiva e divisa, velocità di elaborazione. Si riferisce alla capacità di concentrarsi su stimoli specifici. L’attenzione selettiva è la capacità di concentrarsi su informazioni specifiche presenti nell’ambiente, ignorando quelle irrilevanti. L’attenzione divisa è la capacità di concentrarsi su più attività contemporaneamente, ad esempio parlare al telefono mentre si cucina, si riferisce alla capacità di trattenere momentaneamente le informazioni nella memoria mentre si elaborano altre informazioni.

Dominio Cognizione sociale

La cognizione sociale è stata definita come l’insieme delle funzioni mentali che consentono agli individui di una stessa specie di interagire tra loro. Include la capacità di percepire e interpretare il comportamento altrui in termini di stati mentali e intenzioni, di concettualizzare le relazioni e di utilizzare tali informazioni per guidare il proprio comportamento e prevedere quello degli altri.

A questo si aggiunge la profilazione dei fattori di rischio, situazioni che modificano lo stato neurobiologico del cervello, ovvero la qualità organica dei neuroni, delle sinapsi, della materia bianca e della dopamina. Queste modifiche strutturali sono legate a patologie (ie. ipertensione, diabete), comportamenti (eccessi alimentari, fumo, eccessi alcolici) e riduzione di stimoli cerebrali (ipoacusia, ipovisione, scarsa attività fisica, depressione).

Il tutto si conclude con la  valutazione della riserva cognitiva (che rappresenta lo stato delle risorse che una persona ha a disposizione quale risultato di quanto ha “costruito” nel tempo), sia dal punto di vista comportamentale che funzionale. L’analisi viene effettuata attraverso dei test (Reserve Index questionnaire – CRIq, con questionari e/o interviste) somministrati dal personale sanitario competente, sulla base dei quali viene assegnato un punteggio.

I risultati della valutazione neuropsicologica, la profilazione dei fattori di rischio e la quantificazione della riserva cognitiva forniscono le indicazioni per rallentare l’invecchiamento fisiologico del cervello.

I risultati della valutazione neurocognitiva, della profilazione dei fattori di rischio e la quantificazione della riserva cognitiva forniranno le indicazioni per strutturare un piano di monitoraggio o di intervento basato su tecniche di training neurocognitivo, ovvero la possibilità di stimolare in modo specifico la plasticità neuronale di alcune zone del cervello, per recuperare livelli di funzionalità pregressi e contrastarne la degenerazione funzionale.

SoLongevity ha messo a punto un percorso di valutazione e intervento che combina l’intero processo per recuperare e difendere le funzionalità neurocognitive.

Bibliografia

Anguera, J., Boccanfuso, J., Rintoul, J. et al. Video game training enhances cognitive control in older adults. Nature 501, 97–101 (2013). https://doi.org/10.1038/nature12486

Dementia prevention, intervention, and care Prof Gill Livingston, MD Andrew Sommerlad, MSc Vasiliki Orgeta, PhD Sergi G Costafreda, PhD Jonathan Huntley, PhD Prof David Ames, MD et al. Published:July 19, 2017DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(17)31363-6


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