Inflammaging, l’infiammazione cronica che ci fa invecchiare

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Infiammazione

È questo uno dei concetti chiave per capire l’invecchiamento, e i suoi effetti sul nostro corpo sembrano dipendere da un disequilibrio tra fattori pro-infiammatori e fattori anti-infiammatori. Cosa significa e da dove nasce questa ipotesi?

Quando l’infiammazione è un problema

‍Il nostro sistema immunitario è stato “modellato” dall’evoluzione: è abbastanza efficiente di fronte alle infezioni acute e l’infiammazione, risultato della risposta fisiologica alle aggressioni che ci arrivano dall’esterno, contribuisce alla difesa dell’organismo

L’inflammaging è uno stato di infiammazione bassa ma cronica che provoca danni al nostro organismo

In generale, questo sistema funziona molto bene quando siamo giovani, ma man mano che l’età avanza viene iperstimolato. Il risultato è che lo stato infiammatorio può aumentare sensibilmente dando luogo a quella che in medicina chiamano “infiammazione cronica di basso grado” o inflammaging, e cioè uno stato di infiammazione a bassa intensità ma costante (associato all’aumento di alcune proteine, le citochine infiammatorie) che provoca danni all’organismo.

L’infiammazione cronica di basso grado ha un ruolo importante nella comparsa di patologie associate all’invecchiamento e nella fragilità delle persone anziane.

È ormai noto, infatti, che l’inflammaging ha un ruolo importante nella comparsa di patologie associate all’invecchiamento e nella fragilità delle persone anziane. Allo stesso tempo i meccanismi infiammatori sono anche meno efficaci. Il che è un altro problema.

Ma i centenari no
C’è però un’eccezione alla regola: i centenari, che in effetti, nella maggior parte dei casi, sembrano essere “immuni” alle malattie legate all’invecchiamento. Proprio loro sono da tempo al centro di numerose ricerche, tra cui quelle dell’immunologo Claudio Franceschi dell’Università di Bologna.

Sono state individuate varianti genetiche che riducono la propensione all’infiammazione e che sono presenti in misura maggiore nei centenari

L’invecchiamento epigenetico

Le domande da cui si è partiti sono: è una questione di DNA? Qual è il ruolo dell’ambiente? Sono soggetti anche loro all’infiammazione cronica di basso grado oppure no?

Ovviamente il DNA c’entra, eccome. Sono state individuate delle varianti genetiche (geni che differiscono solo per una “lettera”) che riducono la propensione all’infiammazione. Ebbene, queste varianti sono presenti in misura maggiore nei centenari rispetto a chi soffre di patologie legate all’età.

Nelle persone centenarie i fattori pro-infiammatori sono compensati da un’efficace risposta anti-infiammatoria. È questa relazione di equilibrio che permette di raggiungere la vecchiaia in buona salute.

Nei centenari i fattori pro-infiammatori e anti-infiammatoria sono in equilibrio

Ma non dimentichiamo l’ambiente

Nel loro caso, infatti, i fattori pro-infiammatori sono compensati da un’efficace risposta anti-infiammatoria, favorita proprio da una forte componente genetica. È questa relazione di equilibrio che permette di raggiungere la vecchiaia in buona salute.

Le ricerche sui centenari stanno svelando anche altro. Per esempio che la relazione tra genetica e ambiente non solo è molto complessa, ma differisce anche notevolmente da una popolazione all’altra.

Intervenire sui processi anti-infiammatori sembra essere una importante strategia per prevenire e trattare le patologie legate all’età

Tutti questi studi hanno fornito il razionale scientifico che permette di guardare oltre la genetica. Intervenire sui processi anti-infiammatori sembra infatti una importante strategia per prevenire e trattare le patologie legate all’età. Esistono già, per esempio, dati consistenti sulla possibilità di ridurre il rischio di alcuni tumori abbassando l’infiammazione.

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